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Centuriazione

Centuriazione - parte 1 - testo + foto

Ancora oggi, se ci si solleva da terra e si volge lo sguardo verso il basso sulle nostre campagne (in ciò un formidabile aiuto è offerto da Google Earth), si può cogliere – a tratti – l’organizzazione con cui esse sono state pensate dai Romani: la centuriazione. 

Con il termine si indica il frazionamento e la delimitazione regolare del terreno agricolo al fine di assegnarlo in modo equo e razionale ai nuovi cittadini di una colonia o di avamposti territoriali ancora privi di una città di riferimento. Il fenomeno conobbe una forte accelerazione nelle nostre terre nel corso del II secolo a.C., favorito dalla eccezionale fertilità e ricchezza d’acqua dei luoghi, rispetto alle campagne centro-meridionali. A ciò si aggiunsero gli investimenti da parte delle élites imprenditoriali romane, interessate ad aumentare la produzione agricola e la diffusione dei prodotti cisalpini, a partire dal I a.C. 

Ogni colono riceveva un appezzamento (heredium) pari a una centesima parte, appunto di una centuria, sufficiente al mantenimento della sua famiglia. Questo in teoria: nella pratica si potevano premiare i coloni con più heredia, a seconda del rischio presentato dal territorio oggetto della centuriazione, che, prima della suddivisione, era stato interessato da bonifica e diboscamento.

Centuriazione - parte 1 - testo + foto
Frammenti di anfore e ciotole dallo scavo di Rivanazzano Terme (PV) (epoca romana).

Centuriazione - parte 2 - testo + foto

Il fenomeno della romanizzazione è inteso normalmente come una storia di città, di creazione di nuovi centri (colonie) e adeguamenti di insediamenti preesistenti al modello romano (municipi): e certamente il fattore ‘città’ ne rappresenta l’aspetto più appariscente. Ma la città antica è inscindibile dal proprio territorio: i due termini sono uniti fin dall’inizio da un processo organizzativo unitario, nel quale le tecniche di pianificazione urbana e agricola sono applicate in stretta correlazione. E la cosa non deve sorprendere, se si pensa alla caratterizzazione agricolo-pastorale dell’economia antica. La città si propone come centro di servizi e stabilisce le proprie basi economiche nell’organizzazione razionale dei terreni produttivi, grazie all’operazione della centuriazione, in latino limitatio.

Le fonti antiche forniscono chiare indicazioni sul numero alto degli abitanti di una colonia in rapporto alla sua reale estensione, a significare con tutta evidenza che non tutti i coloni risiedevano nel capoluogo, ma era ampiamente praticato l’abitare in campagna, in case coloniche, edifici rustici, ville produttive. L’archeologia offre prove abbondanti e consistenti di ciò; l’agricoltore sta sulla sua proprietà, usa la città per il mercato eccetera (Voghera, centro di riferimento per la bassa valle Staffora, non per caso si chiamava Forum Iriense, foro, spazio per il mercato e le altre attività pubbliche, di stampo politico, amministrativo, giudiziario, religioso, ecc.).

Nelle nostre terre, ai tempi della romanizzazione (II-I sec. a.C.), sono attestate fattorie le cui caratteristiche costruttive e planimetriche rispecchiano sostanzialmente una classe di proprietari/agricoltori legati alla conduzione di piccole proprietà agricole, case di modeste dimensioni (alcune centinaia di metri quadri). Con l’avvento dell’età imperiale, compaiono villae rustiche, aziende agricole di maggiori dimensioni (mille metri quadri e oltre), espressioni di una media-grande proprietà, in cui alla gestione familiare si associa l’utilizzo di manodopera servile o salariata, per una produzione di tipo ‘imprenditoriale’. In questi impianti, accanto a una parte ‘urbana’ (in cui risiede il padrone), è una parte ‘rustica’ per la lavorazione e lo stoccaggio dei prodotti agricoli.

L’impatto maggiore – e più duraturo – sul paesaggio è rappresentato dalle operazioni centuriali, come detto. La centuriazione – o limitatio (da limes, limite, confine di proprietà) – creava un paesaggio nuovo, in cui si esprimeva la ricerca di equilibrio tra uomo e ambiente e insieme un criterio di funzionalità.

Centuriazione - parte 2 - testo + foto
Antefissa in terracotta con decorazione a lira stilizzata (epoca romana). Borgo Priolo (PV).

Centuriazione - parte 3

L’operazione veniva impostata in base al criterio dell’orientazione celeste degli assi di suddivisione dei campi, il cardine e il decumano massimi; ove le condizioni del terreno fossero favorevoli ciò avveniva secundum natura cieli, cioè secondo la natura del cielo, con cardine orientato Nord/Sud e decumano Est/Ovest; altrimenti si adottava un criterio basato sulla valutazione delle caratteristiche geomorfologiche, climatiche, ambientali, vale a dire secundum naturam soli, secondo la natura del suolo, con declinazione di alcuni gradi degli assi principali rispetto ai punti cardinali. Ampie opere di bonifica, disboscamento, regolazione dei collegamenti (grandi vie, come la Postumia, viabilità minore, approdi fluviali, ecc.) stavano a monte di tutto ciò.

Ne scaturiva un paesaggio nuovo, che rispondeva al criterio dell’optimum ecologico (dell’ambiente di vita in un senso generale) e per questo diventava patrimonio ereditato dalla comunità rurale, meglio dalle comunità che si susseguivano nel tempo, fino all’epoca moderna. Ancor oggi molte strade poderali o fossi di irrigazione moderni ricalcano il piano introdotto dai Romani

La razionalità e la funzionalità che lo caratterizzano sono fatte di rigore tecnico. È il gromaticus, il nostro geometra, il tracciatore materiale delle linee centuriali: la groma è il suo strumento, che consente di tracciare linee ortogonali.

La condizione per l’ottima riuscita di questa operazione sta in un fatto basilare: il sistema di misurazione romano, antropometrico, a misura d’uomo. Ciò significa che le misure adottate hanno come riferimento l’uomo e le sue attività. Così l’unità base è il pes, piede (circa cm 29,5), esattamente divisibile in 4 palmi, palmi appunto (un palmo circa cm 7,4), ognuno dei quali a sua volta divisibile in 4 digiti, dita (un dito circa cm 1,8); un piede e mezzo fa un cubitus, gomito (circa cm 44), due piedi e mezzo fanno un gradus, passo (circa cm 74), ecc., un sistema, dunque, a misura d’uomo, semplice, intuitivo, modulare, facilmente componibile. Le misure di superficie pure rispondono a queste facile e chiara razionalità. La base è costituita dall’ actus quadrato: l’actus lineare è la distanza media percorsa da un tiro di due buoi aggiogati trascinanti l’aratro, quando pungolati, pari a 120 piedi (circa m 35,5). Due actus quadrati danno la superficie ritenuta sufficiente per il fabbisogno di grano di una famiglia di coloni; essi formano uno iugerum, superficie media che una coppia di buoi aggiogati può arare in una giornata lavorativa (circa m 35,5x71). Due iugera consentono la ‘rotazione’ annuale delle colture: essi formano un heredium, la proprietà che un colono può lasciare in eredità ai figli. Cento heredia formano una centuria (circa m 710x710).

I limites, le linee di divisione delle centurie, erano costituiti da strade carrarecce, fossi di irrigazione e drenaggio, muretti, filari di piante: una sorta di ‘paradiso artificiale’, una ‘seconda natura’ che agisce a scopi civili! Le opere di centuriazione rappresentano un vero e proprio piano regolatore della campagna, realizzato secondo le stesse regole e procedure applicate ai piani urbani. Il sistema diventa ottimale quando gli assi della divisione agraria coincidono puntualmente con quelli del piano generale dell’organizzazione urbana e con le grandi strade di collegamento territoriale.