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I Romani di Oltrepò

I Romani di Oltrepò - parte 1 - testo + foto

Come anticipato nel testo, l’arrivo dei Romani in Oltrepò e la successiva attiva presenza portarono una grande visione di sviluppo nel campo dell’agricoltura e dei commerci, che abbracciò i territori europei. La cisalpina e l’Oltrepò divennero un’area di snodo tra il Mediterraneo e l’Europa continentale.

Così, la presenza romana in Oltrepò significò da subito l’apertura di contatti con la costa francese e la penisola iberica, poi con le regioni interne della Francia, della Svizzera e della Germania, verso nord-ovest; dell’Austria e dell’area dalmata verso est. Contatti certamente positivi per la crescita produttiva ed economica delle nostre terre.

Esse furono gestite secondo il regime delle province per un periodo imprecisato, probabilmente tra la fine del II e la prima metà del I secolo a.C. 

Certo è che a partire dal 90 a.C., con la lex Iulia, venne esteso il diritto romano, cioè la piena cittadinanza, a tutte le colonie latine a sud del Po e con la successiva lex Pompeia (89 a.C.) il diritto latino fu concesso a tutte le popolazioni indigene a nord del grande fiume.

Tra il 58 a.C. e il 49 a.C. Cesare fu governatore in Gallia Cisalpina ed ebbe la possibilità di allacciare una fitta rete di rapporti clientelari con le varie élites locali. Tra i ranghi di queste arruolò parte delle truppe con cui conquistò la Gallia Transalpina. Anche per questo, nel 49 a.C. egli estese la cittadinanza romana piena alle comunità che ancora non ne godevano. 

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Archeologi al lavoro: pulizia del muro romano in ciottoli del torrente Staffora

I Romani di Oltrepò - parte 2 - testo + foto

Il periodo cesariano comportò un notevole incremento del processo di romanizzazione, grazie proprio alle élites locali e alla loro partecipazione alle attività imprenditoriali, economiche e gestionali della regione. Fu proprio la collaborazione di questi ‘uomini nuovi’ col potere centrale a permettere la diffusa, capillare penetrazione della romanità in un territorio che fino a poco prima era considerato barbaro.

In seguito alla morte del grande uomo politico e militare, il controllo della pianura padana fu uno dei nodi centrali dello scontro tra il suo giovane erede, Ottaviano, e Marco Antonio, senza, però, che si interrompesse il periodo di crescita economica della Cisalpina, che probabilmente nel 42 a.C. smise di essere provincia e venne finalmente annessa al resto della penisola, l’Italia tota


Per i Romani le strade sono il primo strumento di conquista e controllo di un territorio: esse fanno sistema con l’assetto razionale delle aree agricole, fondamentali per l’economia, e la fondazione di città – colonie – come centri di servizio per la campagna.

Molto spesso le strade romane ricalcavano antichi tracciati. Ma la loro evidente regolarità, qualità di impianto e monumentalità fece di esse il simbolo della nuova organizzazione, offrendo un preciso senso di efficienza, di sicurezza, di presenza dello stato e, conseguentemente, di appartenenza a una comunità vastissima e ben collegata. Lungo le strade certo si spostavano eserciti e uomini, ma anche merci e cultura.

Per il nostro territorio è fondamentale la via Postumia, voluta nel 148 a.C. dal console Postumio Albino con lo scopo di connettere il porto di Genova e quello di Aquileia al liomite orientale dell’Italia. Partendo appunto da Genova, la via toccava Libarna (presso Serravalle Scrivia) e Dertona (attuale Tortona, fondata nel 120 a.C.), giungeva a Piacenza, passando per i centri di Voghera, Casteggio e Camillomagus, insediamento la cui collocazione ancora ci sfugge. Il percorso passava il Po per Cremona e saliva a Verona, Vicenza, Oderzo per giungere infine ad Aquileia. 

La perfetta integrazione del territorio nel sistema romano fu favorita da altre due vie: la via Fulvia, del 125 a.C., che da Tortona portava ad Hasta/Asti, e la via Emilia Scauri, che proseguiva la Aurelia da Luni verso Vado Ligure e Acqui Terme collegandosi poi a Tortona. Dopo il 27 a.C., la via Julia Augusta sostituì il tratto dell’Emilia Scauri verso Vado proseguendo nel Ponente fino ad Arles. 

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Panoramica dell’area di scavo a Rivanazzano Terme (PV)
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Prima dei Romani

Prima dei Romani - parte 1

Le fonti antiche non sono generose di informazioni sul territorio corrispondente all'attuale Oltrepò Pavese in età preromana. Del paesaggio oltrepadano possiamo farci un'idea solo indirettamente attraverso descrizioni più generali della valle padana di cui l'Oltrepò costituisce un'appendice protesa verso meridione. 

Tra queste spicca quella del geografo di età augustea Strabone (V 4-12), il quale, dopo aver evidenziato fertilità, ricchezza di frutti e abbondanza di corsi d'acqua della valle del Po, passa in rassegna prima le principali città e popolazioni preromane della Transpadana, da Mediolanum (Milano) fino al territorio dei Veneti, e poi della Cispadana, a sud del grande fiume, verso gli Appennini e il territorio dei Liguri. 

Lo scopo della presentazione delle terre a sud del Po appare chiaro: sottolineare che si tratta di un'area presto e facilmente romanizzata pur nella salvaguardia delle stirpi preesistenti. La rassegna delle città della Cispadana è infatti scandita secondo gli assi viari lungo i quali si compie il processo di romanizzazione: prima le città sulla via Aemilia, da Placentia (Piacenza) fino ad Ariminum (Rimini); poi – dopo un breve cenno a Ticinum (Pavia) situata in prossimità della confluenza del Ticino nel Po – da Placentia verso occidente lungo la via Postumia e la cosiddetta via Aemilia Scauri – Clastidium (Casteggio), Dertona (Tortona), Aquae Statiellae (Aqui Terme) –; infine il territorio più occidentale verso la Dora. 

L'intervento di bonifica di un territorio così paludoso come la Cispadana ebbe infatti lo scopo di renderla più agevolmente percorribile tramite strade che erano segno tangibile e resistente del processo di romanizzazione avvenuto fra il II e il I secolo a.C. 

Prima dei Romani - parte 1
Dettaglio del muro in ciottoli tardo-repubblicano (I secolo a.C.)

Prima dei Romani - parte 2

Nel III secolo a.C., quando si manifestò l’interesse dei Romani verso il nord della penisola, il territorio non era altro che un pot-pourri di varie tribù locali. L’area che oggi corrisponde a Liguria e Piemonte meridionale era infatti abitata da tribù liguri; le varie tribù galliche occupavano in maniera preponderante le aree centrali della pianura padana, a nord e a sud del Po; i Veneti erano stanziati nel suo settore orientale. 

La presenza umana nell’Oltrepò, nella Valle Staffora in particolare, risale a ben prima dell’epoca romana: si rilevano tracce di insediamenti risalenti al Neolitico (5000 – 2500 a.C.), che si intensificano progressivamente fino all’età del Ferro, dopo il 1000 a.C., quando le popolazioni qui stanziate si riconoscono come appartenenti al gruppo ligure degli Anari/Anamari, il cui centro principale sembra essere Casteggio. 

Durante la prima età del Ferro (950-400 a.C.), nel territorio si registrano presenze di materiali proto-celtici da collegare agli Insubri, fondatori di Milano, ma anche etruschi, arrivati attraverso le vie trans-appenniniche, e addirittura dauni (odierna Puglia) forse dalla via del Po.

L’arrivo dei celti Boi, agli inizi del IV secolo a.C., non sembra portare a bruschi rivolgimenti. Gli Anari o Anamari sono detti dalle fonti antiche alleati dei Romani, anche se poi, alla fine del secolo, passeranno con Annibale.

Senza dubbio, il momento di svolta nel processo di conquista e controllo dell’area padana è segnato dalla battaglia di Casteggio (222 a.C.), che determinò la sottomissione delle principali comunità celtiche (Boi e Insubri) e la fondazione delle colonie di Piacenza e Cremona (218 a.C.). Il successivo passaggio di Annibale determinò una insurrezione delle tribù locali e la distruzione di Piacenza, ricostruita e ripopolata nel 191 a.C. Lo stesso centro di Casteggio subì una violenta distruzione, seguita da una fase di nuovo impianto (197 a.C.), che ne fece un importante punto strategico per il controllo della stretta di Stradella e dunque per i rapporti tra l’area occidentale e quella orientale del territorio. Tutte le terre dell’Oltrepò da quel momento rientrarono nella suddivisione amministrativa della colonia di Piacenza, che, verso occidente, si estendeva sino alla Valle Staffora.

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Moneta in bronzo tardoantica (fine V secolo d.C.).