In Oltrepò la presenza di insediamenti rustici romani era testimoniata sino a pochi anni orsono a Castelletto di Branduzzo, Rovescala, Campospinoso, Casteggio località Riazzolo, per quanto riguarda le ville; l'area Pleba di Casteggio, ancora Castelletto di Branduzzo, Redavalle località Vigne Gagnolate, per le necropoli: dunque, siti tutti nel settore centro-orientale dell’area oltrepadana pavese.
Oggi possiamo invece affermare che anche le campagne della valle Staffora, a sud di Iria/Voghera, fino alle prime pendici collinari, sono inserite in un disegno agrario ancora ben leggibile, orientato NNE/SSW, e mostrano il potenziale per un tessuto insediativo di rilievo.
Alcune ricognizioni di superficie svolte negli anni ’90 dal Gruppo Archeologico Milanese avevano individuato tre siti sulla destra del torrente Staffora (due nuclei abitativi e uno necropolare), ma, ad eccezione di queste comunicazioni e di alcuni rinvenimenti sporadici, nessuno studio sistematico aveva mai interessato l’area.
Grazie alla proficua stagione di studi e ricerche avviata nel 2015 dall’Università di Pavia, a seguito della segnalazione di affioramenti e tracce archeologiche nei campi di Rivanazzano Terme, le attestazioni oggi si sono moltiplicate: solo nella porzione di territorio interessata dal Progetto Valle Staffora, sulla riva sinistra del torrente (tra Cascina Pizzone, Boarezza e Isola Felice) si registra una discreta densità di insediamenti posti a una distanza media di 650-700 m in linea d’aria l’uno dall’altro.
I siti sono stati individuati attraverso una serie di analisi preliminari non invasive come lo studio delle immagini satellitari tratte da Google Earth, l’analisi della fotografia aerea da drone in quadricromia, le analisi geomagnetiche e geoelettriche frutto della collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pavia, a cui sono seguite campagne di survey e scavi stratigrafici sistematici.
Sono stati individuati complessi insediativi molto eterogenei, grandi ville, case coloniche e rustici, connessi tra loro da infrastrutture rurali, e inseriti all’interno di quello che sembra essere un sistema gerarchico di gestione del territorio. Si tratta evidentemente di una precisa strategia di riorganizzazione del popolamento volta allo sfruttamento intensivo del paesaggio agricolo.
L’insediamento dominante in questa porzione di territorio è la grande villa rustica in località Cascina Pizzone, individuata grazie ad alcune tracce sul terreno visibili nelle foto satellitari e indagata per ora solo con una ricognizione di superficie. Pur in assenza di riscontri stratigrafici, si delinea la presenza di un edificio a pianta subquadrangolare articolata, orientato NW-SE, di ca. 6.800 m² di estensione.
I materiali raccolti segnalano la presenza di tetti in tegole e coppi e di pavimenti a mosaico, mentre i frammenti ceramici consentono di inquadrare la frequentazione, in via preliminare, tra la fine del I sec. a.C. e il VI sec. d.C.
Complessi edilizi con tali caratteristiche dimensionali e planimetriche sono eccezionali anche su scala regionale. Sono molto pochi i confronti con edifici simili in territorio Cisalpino (si pensi ad esempio alla villa di Almese, in Piemonte).
Una seconda villa rustica, probabilmente di dimensioni minori, ma comunque dotata di ambienti di rappresentanza (pars dominica) e di elementi architettonici di pregio, sembra essere attestata anche nella vicina Cascina Isola Felice, a soli 800 m dal Pizzone.
Qui gli scavi hanno messo in luce alcune grandi fosse di scarico tardo-antiche (IV-VI d.C.), che contenevano le macerie di un edificio di un certo tenore. Tra i materiali edilizi rinvenuti in grande quantità, oltre a mattoni e tegole, erano presenti intonaci dipinti, frammenti di marmo, tra cui una piccola architrave modanata e dipinta, frammenti di tubuli fittili riferibili ad ambienti riscaldati, cocciopesto e alcune piastrelle litiche di forma triangolare perfettamente lavorate, da riferire a una pavimentazione piuttosto ricca.
La presenza di una tegola con il marchio di fabbrica FELIX, molto comune in Cisalpina, e non solo, tra I e II secolo d.C., potrebbe forse indicare che l’edificio fosse già in uso nella prima età imperiale.
Ancora una villa rustica si potrebbe riconoscere in uno dei siti segnalati dal GAM negli anni Novanta, sulla riva destra dello Staffora, in località Le Germane, dove una raccolta di superficie ha recuperato frammenti di intonaci dipinti, elementi decorativi parietali e pavimentali, pilastrini in pietra, tubuli per il riscaldamento.
Inoltre, proprio qui le immagini satellitari evidenziano la presenza di una struttura sepolta con ambienti rettangolari orientati NNE/SSW.
Per quanto riguarda gli insediamenti minori, un esempio ben documentato è il sito di Cascina Boarezza, a 800 m dal Pizzone e 700 da Isola Felice. Qui gli scavi stratigrafici condotti tra il 2016 e il 2020 hanno messo in luce un complesso di strutture abitative e produttive, con ambienti di servizio, come una rimessa per animali, carri, attrezzi agricoli, completamente aperta sul lato sud.
Il rustico principale è composto da un edificio orientato NNE/SSW, con quattro vani affiancati, per una dimensione complessiva di ca. 11,5×10 m. I muri si conservano in fondazione, con un largo impiego di ciottoli fluviali insieme a pezzame laterizio. Gli angoli dell’edificio e i punti di intersezione dei muri sono rafforzati con basi per pilastri, a sostegno del tetto (o di un eventuale secondo piano). Le pareti e i pavimenti dovevano essere in materiale deperibile e terra battuta. Punti da fuoco e basi per focolari, insieme all’abbondante ceramica da cucina e da mensa, definiscono la destinazione domestica degli ambienti.
L’assenza di elementi decorativi e di pregio e le dimensioni modeste confermano che doveva trattarsi di una piccola fattoria occupata dal nucleo familiare, che conduceva il fondo agricolo.
Il complesso, fondato nella prima età imperiale, rimane in uso, pur con contrazioni e rifacimenti, fino al IV sec. d.C., quando viene definitivamente abbandonato.
I materiali là raccolti sono coerenti con quelli rinvenuti nel secondo insediamento segnalato sempre dal GAM in località Barborina, a circa 1 km dalla villa de Le Germane.
I rinvenimenti archeologici appena descritti, che si collocano – come accennato – in prossimità di alcune tracce di centuriazione, esemplificano bene forme e modalità di occupazione e sfruttamento del territorio rurale in epoca romana, un tipo di insediamento sparso a piccole e medie proprietà fondiarie: da una parte grandi edifici dotati di una serie di ambienti di rappresentanza (pars dominica) e di numerosi locali destinati alla lavorazione e allo stoccaggio dei prodotti della terra (pars rustica), vere e proprie aziende agricole (Isola Felice e Le Germane), dall'altra parte abitazioni apparentemente più modeste, espressione della piccola e media proprietà contadina (Boarezza e Barborina), in rapporto di dipendenza con le ville maggiori.
All’interno di questo sistema gerarchico un ruolo dominante è riservato alla grande villa (o villa-mansio) di Cascina Pizzone.
È interessante notare come alcuni dei siti finora individuati risultino allineati lungo un asse ben definito, riscontrabile anche dal satellite.
Proprio in corrispondenza di questo asse gli scavi a Cascina Boarezza hanno messo in luce un tratto di strada con battuto in ghiaia, realizzata con terra battuta mista a ghiaia per uno spessore di ca. 30 cm. La strada sfrutta un probabile paleodosso dello Staffora, a ossatura ghiaiosa, che in età antica doveva affiorare in superficie e costituire, forse, un percorso naturale di transito, sopraelevato e relativamente asciutto, ampio tra i 2 e i 4 m, evidentemente molto importante per l’organizzazione del territorio.
Lungo il medesimo asse sono state recentemente individuate le tracce di un’altra struttura, apparentemente una struttura allungata e porticata. Le dimensioni monumentali (15 m di larghezza) inducono alla prudenza, ma di sicuro la posizione e lo sviluppo longitudinale – quasi parallelo all’andamento della strada glareata (in ghiaia) – è significativo e necessita di essere approfondito.
L’evidente andamento trasversale di questo importante asse viario rispetto alle tracce di centuriazione attualmente conservate, offre lo spunto per una riflessione sugli orientamenti delle strutture e delle infrastrutture individuate, che appaiono tutt’altro che omogenei.
Mentre la fattoria di Cascina Boarezza e la villa in Località le Germane si inseriscono perfettamente all’interno della maglia centuriale, impostata secondo un orientamento NNE/SSW, probabilmente di età augustea, la strada glareata e la grande villa/mansio del Pizzone mostrano un’inclinazione nettamente divergente, orientata in senso NW-SE.
La stessa inclinazione è presente nell’edificio che sta venendo in luce nelle ultime due campagne di scavo, ancora a C.na Isola Felice. Qui si segnalavano già le tracce di una villa, ma in questo caso sia la planimetria sia la tecnica edilizia non sembrano supportare l’identificazione di questa struttura con un edificio residenziale.
La planimetria, che si ricava dalle immagini satellitari e che sembra confermata dai primi saggi di scavo, si compone di un unico ambiente di 22×12 m circa; le fondazioni, realizzate esclusivamente in ciottoli, sono poderose, e benché si conservino solamente pochi filari, l’imponente strato di crollo documenta come in origine i muri si sviluppassero in altezza in modo significativo.
I materiali finora recuperati, tra cui spicca un denarius di Marco Antonio, emesso nel 32-31 a.C., per i reclutamenti in vista della battaglia di Azio, insieme a ceramiche di tradizione La Tène (vedi oltre), a vernice nera e terra sigillata, circoscrivono la frequentazione dell’edificio tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale.
Sebbene caratteristiche strutturali e destinazione d’uso siano ancora da chiarire, l’orientamento e la cronologia dell’edificio, uno dei più antichi tra quelli finora individuati, offrono uno spunto importante per la comprensione del sistema di gestione di questo territorio da parte dei Romani.
Si va rinforzando la convinzione che queste apparenti anomalie siano da riferire a diversi impianti di coloni e a riorganizzazioni diacroniche del territorio.
Alla luce delle ultime scoperte, in sostanza, sembra possibile ipotizzare una doppia centuriazione: la prima forse da mettere in relazione con la costruzione della via Postumia, nel 148 a.C., dal momento che l’asse viario che taglia trasversalmente le campagne di Rivanazzano in senso NW/SE pare riconnettersi alla grande via consolare in modo perfettamente perpendicolare; la seconda da datarsi probabilmente a quando Forum Iriensium/Voghera diventa Colonia Forum Iulii Iriensium (attestazione epigrafica tortonese), quindi prima del 27 a.C.
L’attribuzione del titolo di colonia al piccolo centro di servizi oltrepadano fa pensare a una assegnazione di lotti di terra a nuovi venuti, forse veterani della guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio, operazione che ragionevolmente avrebbe potuto richiedere una nuova sistemazione agraria, in un ambiente naturale sottoposto al regime ‘irregolare’ dello Staffora (evidenti i segni da satellite).
Nel nuovo impianto il cardine massimo è orientato SSW/NNE a tagliare la pianura in modo obliquo rispetto all'andamento delle curve di livello, molto più funzionale al rallentare lo scorrimento delle acque.
Lo scadimento delle attività di manutenzione e di controllo delle acque durante gli ultimi secoli dell’impero è considerato una delle cause del progressivo spopolamento del territorio dell'Oltrepò pavese, a partire dal IV secolo d.C., con un grave deterioramento climatico registrato dalle fonti tra V e VI secolo d.C. (si vedano Gregorio Magno e Paolo Diacono: un diluvium è attestato nel 589).
Le indagini a Rivanazzano stanno contribuendo a fare chiarezza anche su queste fasi cronologiche.
Sia C.na Isola Felice sia C.na Boarezza sono state interessate da una rioccupazione parziale delle strutture precedentemente abbandonate, in un periodo che si colloca tra la fine del III e il V/VI secolo d.C.
La presenza di due nuclei abitativi tardo-antichi, a così breve distanza uno dall’altro, getta nuova luce sulle dinamiche insediative che si sviluppavo nella bassa valle Staffora, e più in generale l’Oltrepò pavese negli ultimi secoli dell’impero, contribuendo ad arricchire il quadro di un popolamento di età romana, che si fa sempre più complesso e articolato con il procedere delle ricerche